Tutto Stranieri

lettera al ministero

mavil

lettera al ministero
« il: 20 Marzo 2012, 23:06:05 »
ho scritto la seguente mail al ministero, se altri volessero inviarla personalizzandola o utilizzandola così come è.
Immagino sia una goccia nell'oceano,  ::) ma chissà una goccia non può nulla ma tante tante gocce forse possono fare qualcosa....

questi sono gli indirizzi a cui ho scritto:
scrivialministro@interno.it
liberta.civiliimmigrazione@interno.it
segreteria.prefettomorcone@governo.it
legislativo.cooperazioneintegrazione@governo.it
segreteria.procaccini@interno.it
legislativo.affarigenerali@interno.it
legislativo.affarigenerali@interno.it

Spett.le Ministero
Sono un privato cittadino italiano, desidero portare alla Vostra attenzione un problema che so non essere il solo ad avere. Da vari forum presenti in internet e dalla conoscenza di realtà simili alla mia, è un problema sempre più comune nell’attuale società multietnica.
Sono relazionato con una partner straniera extra UE, l’attuale legge non ci permette di poter convivere nel territorio italiano , pur potendo personalmente provvedere, garantire e quant’altro necessario per essa.
Vi è attualmente l’impossibilità di ottenere un’assunzione lavorativa senza essere già provvisti di permesso di soggiorno ed è altresì impossibile ottenere un permesso di soggiorno senza un’assunzione lavorativa.
Personalmente sono separato da poco meno di tre anni e quindi non mi è ancora possibile sposarmi per regolarizzare la mia partner.
Ritengo inoltre non sia un percorso corretto quello di ottenere un permesso di soggiorno sposandosi frettolosamente senza una più approfondita conoscenza o addirittura arrivare ad avere un figlio senza una giusta riflessione pur di ottenere un permesso in tempi rapidi e sicuri.
Queste sono le problematiche che riguardano direttamente la mia persona ma anche molti altri cittadini italiani.
I cittadini italiani che hanno un partner extra UE sono fortemente penalizzati dall’attuale legge.
Ritengo invece che possa essere un diritto, il poter abitare nella propria nazione e poter convivere col proprio partner, potendo fornire dati certi sulla convivenza e sulla possibilità di garantire per essa.
Pongo questo problema, che riguarda seriamente molti cittadini italiani, alla Vostra attenzione  affinché possano essere presi dei provvedimenti per risolverlo.
Non poter condividere la propria vita, non poter vedere la propria compagna per 3 mesi ogni 6 mesi, è la negazione di un diritto affettivo. Ben venga che ci siano dei doveri per avere tale diritto ma l'attuale situazione legislativa è solo di negazione.
La creazione di un permesso di soggiorno per convivenza, affinché vi sia la possibilità di dare ospitalità ed accoglienza al proprio partner extra UE, offrendo da parte  del partner cittadino italiano tutte le garanzie necessarie, quali ad esempio l’obbligo di coabitazione.
Un permesso di soggiorno per convivenza che possa anche dare la possibilità di lavorare in Italia nel caso si trovi una situazione lavorativa utile.
Ringrazio per l’attenzione prestata, mi auguro di poter  ricevere un Vostro rapido riscontro con la modifica della legge attuale per tutelare un diritto che sembrerebbe scontato ma non lo è. Il diritto di poter vivere con la persona amata in Italia di qualunque nazionalità essa sia.

Cordiali Saluti

mavil

Re: lettera al ministero
« Risposta #1 il: 20 Marzo 2012, 23:08:01 »
questa versione è una bozza per chi non è direttamente coinvolto in una situazione simile e volesse comunque inviare le mail  :)

Spett.le Ministero
Sono un privato cittadino italiano, desidero portare alla Vostra attenzione un problema sempre più comune nell’attuale società multietnica.
Vi sono molti cittadini italiani relazionati con partner stranieri extra UE.
L’attuale legge non permette di poter convivere nel territorio italiano , pur potendo il partner italiano provvedere personalmente a garantire e quant’altro necessario per il proprio partner.
Vi è attualmente l’impossibilità di ottenere un’assunzione lavorativa senza essere già provvisti di permesso di soggiorno ed è altresì impossibile ottenere un permesso di soggiorno senza un’assunzione lavorativa.
In molti casi non è possibile sposarsi per regolarizzare la situazione ad esempio in caso di recente separazione.
Inoltre non ritengo sia un percorso corretto quello di ottenere un permesso di soggiorno sposandosi frettolosamente senza una più approfondita conoscenza o addirittura arrivare ad avere un figlio senza una giusta riflessione pur di ottenere un permesso in tempi rapidi e sicuri.
Queste sono alcune dellle problematiche che riguardano molti cittadini italiani.
I cittadini italiani che hanno un partner extra UE sono fortemente penalizzati dall’attuale legge.
Ritengo invece che possa essere un diritto, il poter abitare nella propria nazione e poter convivere col proprio partner, potendo fornire dati certi sulla convivenza e sulla possibilità di garantire per essa.
Pongo questo problema, che riguarda seriamente molti cittadini italiani, alla Vostra attenzione  affinché possano essere presi dei provvedimenti per risolverlo.
Non poter condividere la propria vita, non poter vedere la propria compagna per 3 mesi ogni 6 mesi, è la negazione di un diritto affettivo. Ben venga che ci siano dei doveri per avere tale diritto ma l'attuale situazione legislativa è solo di negazione.
La creazione di un permesso di soggiorno per convivenza, affinché vi sia la possibilità di dare ospitalità ed accoglienza al proprio partner extra UE, offrendo da parte  del partner cittadino italiano tutte le garanzie necessarie, quali ad esempio l’obbligo di coabitazione.
Un permesso di soggiorno per convivenza che possa anche dare la possibilità di lavorare in Italia nel caso si trovi una situazione lavorativa utile.
Ringrazio per l’attenzione prestata, mi auguro di poter  ricevere un Vostro rapido riscontro con la modifica della legge attuale per tutelare un diritto che sembrerebbe scontato ma non lo è. Il diritto di poter vivere con la persona amata in Italia di qualunque nazionalità essa sia.

Cordiali saluti

Re: lettera al ministero
« Risposta #2 il: 21 Marzo 2012, 05:24:06 »
In teoria hai ragione.

In pratica il governo italiano può fare poco o nulla.

Le categorie dei visti e dei permessi di soggiorno sono fissate a livello europeo e validi per tutta la zona Schengen.

Per cui, anche se volesse, il governo italiano non avrebbe il diritto di inserire, come da te senza dubbio giustificatamente richiesto, la nuova categoria di "compagno/a convivente con cittadino/a italiano/a".

Ci sarebbe, inoltre, un problema di verifica di responsabilitá e di domicilio. Quanta gente abbindolerebbe un/a italiano/a e verrebbe con questo tipo di visto e di permesso solo per sparire in un'altra cittá, o addirittura in un'altra nazione della UE?

Secondo me, per risolvere tutto ció, c'è solo una soluzione: aprire completamente le frontiere. Si, in questo caso, vi sarebbe, nel primo anno, un'ondata di immigrazione. Ma il 95% della gente che viene si renderebbe subito conto che non ne valeva la pena (fa freddo, non c'è lavoro, si è discriminati, si è lontani da patria e famiglia, etc.) e ritornerebbe volontariamente nel suo paese.

Ricordo che, quello che succede adesso tra i paesi arabi e la UE, è lo stesso di quello che succedeva 50 anni fa tra l'Italia e la Germania. E adesso? Adesso che chiunque può andare ad abitare in Germania senza né visto né permesso, non c'è più un cane che ci va, al contrario, gli Italiani che vivevano in Germania, per la maggior parte, ha venduto ed è ritornata in Italia.

È la natura umana. La gente sembra adorare tutto quello che è vietato ed ignorare ciò che ha a portata di mano. Il giorno in cui, per i popoli arabi, non sará più vietato (o perlomeno difficile) venire in Europa, no ci sará più un cane che ci verrá (a parte quelli che hanno veramente una buona ragione per venire).
Laureato in ingegneria a Torino
Laureato in economia ad Hagen
Specialista in Diritto di cittadinanza
Sostenitore dei Diritti Umani
Critico delle religioni, già incaricato regionale dell' IBKA
Sostenitore della psicoanalisi
Attivista contro gli abusi della psichiatria
Lingue: DE, FR, IT, EN, SP, NL

mavil

Re: lettera al ministero
« Risposta #3 il: 21 Marzo 2012, 08:29:54 »
Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri n. 38 dell’8 febbraio 2007, concernente i “Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi” all’articolo 6 prevedeva il Permesso di soggiorno, limitatamente alla convivenza tra cittadino straniero extracomunitario o apolide e cittadino italiano o comunitario.
Poi il governo è caduto e non se ne fatto più nulla e questo non per veti da parte dell'unione Europea, inoltre tale permesso è già operativo in altri paesi dell'area Schengen ad esempio in Olanda.
Verificare l'effettiva convivenza non la vedo una cosa così complicata, per il cambio di residenza di un cittadino italiano vi è la verifica da parte della polizia municipale, potrebbe bastare protrarre nel tempo tale verifica.
In Italia siamo ormai abituati a vietare ogni cosa che non siamo in grado o non vogliamo gestire, forse sarebbe meglio cambiare questa tendenza intensificando i dovuti controlli.
Ipotizziamo che l'italiano di turno debba pagare una sorta di tassa per tale permesso, nel momento che il compagno/a sparisce, pensi sarebbe ancora disposto a pagarla?? Non pensi che si recherebbe all'anagrafe del suo comune per dichiarare la fine convivenza e quindi decadrebbe il permesso per convivenza.
Si la persona extracomunitaria potrebbe rimanere in Italia o altro paese come clandestino/a ma direi che se ha l'idea di entrare per rimanere clandestina di strade ne ha già oggi molte altre e ritorniamo al discorso di prima vietiamo a chi si fa scrupolo di rispettare le regole ma chiudiamo gli occhi nei confronti di chi se ne frega.
Aprire le frontiere, be questa sarebbe una tematica interessante ma direi molto complicata e sicuramente non condivisa da tutti.

mavil

Re: lettera al ministero
« Risposta #4 il: 21 Marzo 2012, 08:38:35 »
In pratica il governo italiano può fare..... ma farà poco o nulla.
Cercare di smuovere le acque pur sapendo sia moooolto difficile che possa servire non costa nulle basta inviare una mail :)  ;)

Re: lettera al ministero
« Risposta #5 il: 21 Marzo 2012, 11:11:38 »
Come già detto, benvenuta la protesta. Ma la tua lettera dovresti mandarla a chi può fare qualcosa: al Parlamento Europeo.

Sappi che esiste, apposta per tali cose, il comitato delle petizioni del Parlamento Europeo e che puoi inviare una petizione sul modulo apposito on-line. Tale petizione sará tradotta in tutte le lingue ed analizzata dal comitato, e, se c'è un numero sufficiente di petenti per lo stesso argomento, si creerà un paper di lavoro che verrà analizzato dal Parlamento Europeo.

Questa è l'unica, ripeto, l'unica via per far cambiare qualcosa. L'Italia sola non ha il permesso, anche se volesse, di cambiare le regole di immigrazione, se non nell'ambito delle direttive europee che definiscono già quasi tutto.

Per di più, l'Italia è uno dei paesi con più disoccupazione e quindi meno interessati di tutti ad aumentare l'immigrazione, visto che si sa che chi immigra, prima o poi, lavora, il che, a paritá di offerta sul mercato del lavoro, va a carico della forza lavorativa giá presente in Italia.
Laureato in ingegneria a Torino
Laureato in economia ad Hagen
Specialista in Diritto di cittadinanza
Sostenitore dei Diritti Umani
Critico delle religioni, già incaricato regionale dell' IBKA
Sostenitore della psicoanalisi
Attivista contro gli abusi della psichiatria
Lingue: DE, FR, IT, EN, SP, NL

Re: lettera al ministero
« Risposta #6 il: 21 Marzo 2012, 11:29:18 »
Secondo me il problema è a monte.Non si può richiedere un tale diritto per gli stranieri se nemmeno i cittadini italiani ce l’hanno.Finche l’italia non avra una legge che equipara la convivenza al matrimonio non esiste la possibilità di avere un sifatto permesso di soggiorno.I paesi europei che equiparano la convivenza al matrimonio hanno un tale permesso di soggiorno è non mi risulta che siano stati presi d’assalto da nessuno. Per esempio in olanda dove questi permessi esistono e bisogna dimostrare il legame prima che venga rilasciato.Quindi bisognerebbe battersi per introdurre nella legislazione l’unione civile e poi automaticamente questo diritto si estenderebbe anche al partner straniero.

Re: lettera al ministero
« Risposta #7 il: 21 Marzo 2012, 11:42:04 »
Per quanto ne so, quando una nazione della UE introduce delle regole di immigrazione troppo più lasse di quelle previste dalle direttive emesse dal Parlamento Europeo, prima o poi gli altri stati reclamano. Questo è giá successo quando Berlusca ha, con un decreto pasticciato, dato dei permessi straordinari ai sans papiers tunisini che erano fuggiti e si ammassavano a Ventimiglia. Non appena questi hanno avuto tali permessi, sono partiti quasi tutti in Francia, per poi scoprire che le autoritá francesi non erano del tutto disposte ad accettare lo "scarica barile implicito" creato dai permessi provvisori e rimandava tutti indietro.

Quindi, penso che la unica via per ottenere che sia creata una categoria addizzionale di permessi di soggiorno sia quella di passare per il comitato delle petizioni del Parlamento Europeo.

Peró, se vediamo le cose in maniera pragmantica: mettiamo che ci sia la legge di cui parli tu. Nel momento in cui il partner italiano firma per prendersi la responsabilitá del partner extracomunitario e paga la tassa di permesso per il suo partner (o, alternativamente, versa una cauzione allo stato a garanzia) tale partner italiano incorrerebbe in obblighi non solo equivalenti, ma probabilmente ancora più grandi che non quelli incorsi in caso di matrimonio in separazione dei beni.

Quindi, chi preferirebbe pagare una tassa salata (che, per avere senso, dovrebbe essere di almeno 100 euro al meso) o versare una cauzione (che, per dare una garanzia sensata, dovrebbe essere di almeno 5.000 euro) a sposarsi in separazione dei beni, visto che il risultato giuridico sarebbe lo stesso, solo i costi più alti?

Per quanto riguarda l'affermazione "equiparare la convivenza al matrimonio", una tale legge non c'è in nessun paese del mondo. Ciò che esiste è, p.es. in Germania, la "eingetragene Partnerschaft", che è nient'altro che una sorta di matrimonio in separazione dei beni che porta un'altro nome ma è quasi lo stesso. Cioè, al posto, come si fa in Germania, di andare dal notaio a firmare la separazione dei beni e poi andare a sposarsi, si va direttamente in comune e si fa la "eingetragene Partnerschart" al posto del matrimonio.

Pensateci bene, quindi, prima di presentare petizioni, per non rendervi ridicoli.

Per finire, anche l'opinione pubblica tedesca era, 50 anni fa, assolutamente contro un'apertura delle frontiere. Poi i politici l'hanno fatta (sopra le teste dei cittadini) e ora tutti sono contenti lo stesso. La sola cosa che ha cambiato nei paesi della UE, incluso l'Italia, dopo l'introduzione della libera circolazione, è che le teste di rapa razziste hanno cambiato il loro obiettivo: al posto di lamentarsi sugli immigrati, si lamentano sugli extracomunitari.

I popoli, non avendo voglia di pensare e non capendo le ragioni dei comportamenti di chi vive a più di 100 km dal loro villaggio, devono trovare delle speigazioni stupide a problemi complessi. Tra tali spiegazioni stupide, la più semplice è dar la colpa agli stranieri, gli extracomunitari, gli zingari, etc. Tutti i dittatori della storia hanno fatto leva su tale stupidità per manipolare i popoli e portarli in delle guerre assurde che non hanno fatto che dei morti e dei mutilati ed hanno distrutto il lavoro di decenni.

È meglio aprire tutte le frontiere del mondo, ridurre le emissione di film criminali "americazzate" ed aumentare l'emissione di documentari sugli usi e costumi di tutti i paesi del mondo.

Scusate l'exkursus che è fuori dal tema del forum.
« Ultima modifica: 21 Marzo 2012, 11:45:22 da maxytorino »
Laureato in ingegneria a Torino
Laureato in economia ad Hagen
Specialista in Diritto di cittadinanza
Sostenitore dei Diritti Umani
Critico delle religioni, già incaricato regionale dell' IBKA
Sostenitore della psicoanalisi
Attivista contro gli abusi della psichiatria
Lingue: DE, FR, IT, EN, SP, NL

mavil

Re: lettera al ministero
« Risposta #8 il: 21 Marzo 2012, 12:45:48 »
Un dirigente del Ministero mi ha risposto  :o

gentile sig. ......,
pur condividendo a livello personale le sue riflessioni, non posso darle alcuna soluzione, in quanto la legislazione italiana non riconosce le coppie di fatto. Non conosco l'età della sua compagna e , quindi, non so se avete preso in considerazione la possibiltò di un visto per studio, che consentirebbe un soggiorno più lungo.
cordiali saluti

Come dice turnout il problema sta a monte, questo è chiaro il Il disegno di legge approvato a cui accennavo prima riguardava appunto le coppie di fatto, penso che le problematiche le conosciamo tutti e ogniuno di noi ha le sue soluzioni, la mia mail vuole solo essere una speranza di riportare all'attenzione del legislatore il problema, anche se credo che possa servire a poco o nulla, ma non si sa mai, ad essere sincero non credevo neanche mi rispondessero :)

mavil

Re: lettera al ministero
« Risposta #9 il: 21 Marzo 2012, 13:06:47 »
tanto per sapere ;)

"Per quanto riguarda l'affermazione "equiparare la convivenza al matrimonio", una tale legge non c'è in nessun paese del mondo........."

http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_civile




Re: lettera al ministero
« Risposta #10 il: 21 Marzo 2012, 15:21:04 »
Cito dal tuo stesso link:
Nei Paesi Bassi
Per quanto riguarda le unioni civili, già dal 1 gennaio 1998 la legge 5 luglio 1997 permetteva alle coppie dello stesso sesso, e di sesso diverso di registrarsi in appositi registri comunali delle unioni civili e ottenere gli stessi diritti delle coppie sposate[23]:
i partner sono obbligati alla fedeltà, aiuto e reciproca assistenza
sono obbligati a condividere la responsabilità per la cura e mantenimento dei minori
vi è obbligo di convivenza
a meno che non dispongano altrimenti si instaura un rigoroso sistema di comunione universale dei beni
sui partner grava reciproco obbligo di mantenimento
ogni partner ha il diritto di amministrare i beni che costituiscono il suo apporto alla comunione
vi è responsabilità solidale per i debiti contratti in comune
vi sono diritti di successione analoghi a quelli del matrimonio
i partner possono usare il nome dell'altro
L'unione registrata si scioglie per la morte di uno dei partner, per assenza o scomparsa di uno dei partner o per provvedimento di scioglimento del giudice. In caso di separazione è necessario prevedere l'eventuale corresponsione di alimenti al partner che non avesse risorse sufficienti.


Non ti sembra equiparatto? Bisognerebbe che tu iniziassi a leggere almeno quello che citi, poi se per capirlo hai bisogno di aiuto questo è un altro paio di maniche.
« Ultima modifica: 21 Marzo 2012, 15:23:11 da turnout »

mavil

Re: lettera al ministero
« Risposta #11 il: 21 Marzo 2012, 15:32:10 »
 ;D ok mi pare che diventiamo polemici tra di noi e non mi sembra il caso  :) la frase che riportavo è di maxytorino e il link indicato era appunto per fargli vedere che tali leggi ci sono in altri paesi europei.

Re: lettera al ministero
« Risposta #12 il: 21 Marzo 2012, 15:36:07 »
Touché..Bisognerebbe che io iniziassi a leggere anche i post precedenti.Scusami

Re: lettera al ministero
« Risposta #13 il: 21 Marzo 2012, 22:14:29 »
Mi sembra anche a me che sia tutta polemica inutile.

Ogni stato ha dei margini di gioco nel fare le proprie leggi. Ma una cosa è certa: solo ai partner legati da una unione legale (non importa che nome gli si da, se la si chiama matrimonio, o partenariato registrato, o anche qualcos'altro) gli stati della UE concederanno una carta di soggiorno di 5 anni, perché le regole per l'emissione di una carta di soggiorno sono fissate sulle direttive europee, alle quali gli stati membri devono adeguarsi.

Non solo gli stati membri che si comportano in maniera più lassa delle direttive, ma anche quelli che si comportano in maniera più dura che non ciò che è preteso dalle direttive, prima o poi, vengono ammoniti. Per esempio, la pratica della Germania di pretendere dai coniugi dei cittadini tedeschi o UE di dimostrare conoscenze di lingua tedesca a livello A2 prima di concedere la carta di soggiorno ed il fatto che concedono la stessa solo per 3 anni anziché 5, è contro le direttive (questo era lo stato delle cose all'inizio del 2008 quando portai mia moglie in Germania) e, se non è giá stata allineata al resto della UE, prima o poi, il governo tedesco dovrá allinearsi.

Se a qualcheduno interessa terribilmente il caso dell'Olanda, posso cercare i testi di legge del Regno dei Paesi Bassi in lingua originale, l'Olandese, che io, tengo a sottolineare, parlo e scrivo correntemente, e spiegare com'è la situazione lassú. Ma sarebbe un'esercizio inutile.

La mera coabitazione con un cittadino UE non può essere, secondo le norme europee, un motivo per concedere un permesso di soggiorno. A meno che non ci sia uno stato nella UE che consideri due persone che coabitano come sposate a partire dal momento in cui si iscrivono insieme all'anagrafe, ma escludo che ci sia uno stato che arrivi a questi estremi (l'Olanda ci si avvicina molto, ma solo dal punto di vista fiscale: due persone coabitanti, non importa se di sesso uguale o diverso, vengono fiscalmente trattati come una coppia sposata).

Reitero il mio consiglio, se volete cambiare le cose, di fare le vostre rimostranze a livello del Parlamento Europeo, anziché a livello nazionale.

Fare rimostranze a livello nazionale su questa storia sarebbe come protestare dal sindaco di un paesino di provincia sul testo della legge sulla cittadinanza italiana, sperando che il sindachino rapporti la reclamazione al ministero di Roma.

Tantomeno il nostro ministero degli interni rapporterá le nostre reclamazioni al Parlamento Europeo. Semmai è il contrario che succede: molta gente di tutta Europa che reclama al comitato delle petizioni del Parlamento Europeo può far cambiare una direttiva europea che poi viene imposta agli stati membri, che questi lo vogliano o no.
Laureato in ingegneria a Torino
Laureato in economia ad Hagen
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Sostenitore della psicoanalisi
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Lingue: DE, FR, IT, EN, SP, NL

Re: lettera al ministero
« Risposta #14 il: 21 Marzo 2012, 22:21:30 »
Cito dal tuo stesso link:
Nei Paesi Bassi
Per quanto riguarda le unioni civili, già dal 1 gennaio 1998 la legge 5 luglio 1997 permetteva alle coppie dello stesso sesso, e di sesso diverso di registrarsi in appositi registri comunali delle unioni civili e ottenere gli stessi diritti delle coppie sposate[23]:
i partner sono obbligati alla fedeltà, aiuto e reciproca assistenza
sono obbligati a condividere la responsabilità per la cura e mantenimento dei minori
vi è obbligo di convivenza
a meno che non dispongano altrimenti si instaura un rigoroso sistema di comunione universale dei beni
sui partner grava reciproco obbligo di mantenimento
ogni partner ha il diritto di amministrare i beni che costituiscono il suo apporto alla comunione
vi è responsabilità solidale per i debiti contratti in comune
vi sono diritti di successione analoghi a quelli del matrimonio
i partner possono usare il nome dell'altro
L'unione registrata si scioglie per la morte di uno dei partner, per assenza o scomparsa di uno dei partner o per provvedimento di scioglimento del giudice. In caso di separazione è necessario prevedere l'eventuale corresponsione di alimenti al partner che non avesse risorse sufficienti.


Non ti sembra equiparatto? Bisognerebbe che tu iniziassi a leggere almeno quello che citi, poi se per capirlo hai bisogno di aiuto questo è un altro paio di maniche.

Questo è proprio quello che ho detto: leggendo il testo su indicato se ne deduce che la coppia registrata ha quasi gli stessi diritti e doveri di una coppia sposata. Quindi, dov'è la differenza tra lo sposarsi e l'iscriversi come coppia registrata? Solo finezze per giuristi, in pratica è lo stesso. La coppia registrata non è altro che una forma più "moderna" del matrimonio con un nome più "cool" e "trendy", un po come portare delle scarpe Tmberland al posto che portare delle scarpe del calzolaio dietro l'angolo (che probabilmente durerebbero di più e costerebbero di meno delle Tmberland... potere della "moda", ingnoranza dei caproni che la seguono...).
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