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la residenza in Italia cosa comporta?

la residenza in Italia cosa comporta?
« il: 31 Agosto 2012, 17:07:27 »
Ciao a tutti,

con il mio fidanzato filippino intendiamo sposarci nei prossimi mesi (tutta la documentazione è già al municipio e le pubblicazioni sono in corso). Lui non vive in Italia, era qui con un visto di un mese e non abbiamo avuto il tempo di finire tutta la procedura per cui è dovuto ripartire per il momento.

Al municipio ci hanno chiesto se vuole avere la residenza in Italia.

Il fatto è che per lavoro noi siamo per lunghi mesi all'estero e non risiederemo stabilmente in Italia, almeno per ora. Se lui decide di avere la residenza qui che comporta? Per il controllo che effettueranno per verificare se risiede effettivamente nell'indirizzo indicato, al municipio ci hanno detto che è sufficiente risiedere un mese in Italia, vi risulta? (sono a Roma).

Visto che siamo di sovente all'estero per lavoro, mi preme sapere se ogni volta che vuole venire in Italia dovrà comunque richiedere il visto d'ingresso?

E quando siamo in Italia che tipo di documento avrà dello stato italiano?


Grazie in anticipo per le sempre utili informazioni :)



Guido Baccoli

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    • Italiani all'Estero e Stranieri in Italia
Re: la residenza in Italia cosa comporta?
« Risposta #1 il: 31 Agosto 2012, 18:47:30 »
Ciao a tutti,

con il mio fidanzato filippino intendiamo sposarci nei prossimi mesi (tutta la documentazione è già al municipio e le pubblicazioni sono in corso). Lui non vive in Italia, era qui con un visto di un mese e non abbiamo avuto il tempo di finire tutta la procedura per cui è dovuto ripartire per il momento.

Al municipio ci hanno chiesto se vuole avere la residenza in Italia.

Il fatto è che per lavoro noi siamo per lunghi mesi all'estero e non risiederemo stabilmente in Italia, almeno per ora. Se lui decide di avere la residenza qui che comporta? Per il controllo che effettueranno per verificare se risiede effettivamente nell'indirizzo indicato, al municipio ci hanno detto che è sufficiente risiedere un mese in Italia, vi risulta? (sono a Roma).

Visto che siamo di sovente all'estero per lavoro, mi preme sapere se ogni volta che vuole venire in Italia dovrà comunque richiedere il visto d'ingresso?

E quando siamo in Italia che tipo di documento avrà dello stato italiano?


Grazie in anticipo per le sempre utili informazioni :)



Per avere convenienza, è bene che la residenza sia quella che ha attualmente lei. È bene precisare che la residenza implica che anche se si viaggia spesso per lavoro,, coincida con il domicilio abituale. Ossia che siano più i giorni che si risieda in Italia che non quelli passati all'estero.

Suo marito avrà il diritto di richiedere la carta di soggiorno valida 5 anni (non il Permesso di soggiorno che è per gli stranieri non familiari. Sufficiente, però sempre che si passi più tempo in Italia che non all'estero, si notifichi che per ragioni di lavoro, possibilmente non vi troveranno in casa.
Consulente legale e disbrigo pratiche consolari
 Santo Domingo Rep. Dominicana
e-mail: guidobaccoli@hotmail.com (Le domande devone essere pubblicate in forum. É vietato scrivere personalmente eccezion fatta, se si desidera una consulenza privata professionale retribuita)

Re: la residenza in Italia cosa comporta?
« Risposta #2 il: 01 Settembre 2012, 14:36:35 »
Buongiorno,

grazie mille per la risposta. Chiederemo la residenza e faremo presente che per il nostro lavoro trascorriamo lunghi periodo fuori e speriamo vada bene sia per la residenza che la carta di soggiorno!

Se riesce a ottenere la carta di soggiorno per venire in Italia basterà mostrare quella all'immigrazione? O serve il visto in ogni caso?

E se ottiene la residenza qui, può mantenere anche quella nelle Filippine? o l'una esclude l'altra?

Grazie ancora per le info :)

Re: la residenza in Italia cosa comporta?
« Risposta #3 il: 01 Settembre 2012, 17:29:29 »
Per avere convenienza, è bene che la residenza sia quella che ha attualmente lei. È bene precisare che la residenza implica che anche se si viaggia spesso per lavoro,, coincida con il domicilio abituale. Ossia che siano più i giorni che si risieda in Italia che non quelli passati all'estero.

Suo marito avrà il diritto di richiedere la carta di soggiorno valida 5 anni (non il Permesso di soggiorno che è per gli stranieri non familiari. Sufficiente, però sempre che si passi più tempo in Italia che non all'estero, si notifichi che per ragioni di lavoro, possibilmente non vi troveranno in casa.

Non è proprio detto, mi permetto quindi di correggere.

a) I linea generale, si è considerati residenti se si passano più di 183 giorni all'anno in Italia (questa è una regola generale adottata da tutti i paesi europei).

b) Ci sono però anche casi di "perenni viaggiatori" per i quali, ovviamente, una residenza deve essere comunque definita (soprattutto, tutti gil stati del mondo preferiscono che uno abbia una residenza ma non ci sia quasi mai che uno non abbia nessuna residenza, già solo per motivi sia legali che fiscali). Una persona, quindi, che passa, per esempio, due mesi all'anno in Italia, ed il resto girula per il mondo e non si ferma in nessun posto per tanto tempo né ha dei legami particolare con nessun paese e che elegge l'Italia come "centro dei suoi interessi", può essere certamente considerata residente in Italia.

c) "Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare", e questo vale in particolar modo per la residenza. In effetti, l'Italia è piena di ragazzi che vanno ad abitare con la compagna (o viceversa) o che vanno a studiare in un'altra città, ma restano ufficialmente residenti coi genitori. O di gente che va a stare per degli anni all'estero, pur non iscrivendosi mai all'Aire. In pratica, se il posto letto e la buca delle lettere sono presenti, per la p.a. non cambia nulla, l'individuo continua ad essere residente all'indirizzo anagrafico, che mangi, dorma e beva lì o a 100 km di distanza, non importa a nessuno.

d) Inoltre c'è il caso particolare dei minori "spiazzati" in collegio. Un figlio minore che passa dieci mesi all'anno in un intarnato è considerato lo stesso convivente coi genitori, anche perché nessun collegio internato accetta che un minore sia anagraficamente residente presso il collegio.

Insomma, il concetto di residenza, almeno secondo la prassi usuale delle p.a. italiane, dipende principalmente dai legami della persona (siano essi famigliari, economici, etc.) e dall'esistenza di una buca delle lettere per notificare comunicazioni. Il numero di giorni passati in Italia all'indirizzo anagrafico è un fattore secondario che, inoltre (in contasto con alcuni altri paesi europei che la vedono in maniera diversa) non viene mai controllato, proprio perché di importanza secondaria. I controlli di residenza effettuati in Italia sono, piuttosto, di tipo "puntuale", cioè i vigili controllano dopo un cambio anagrafico di residenza che tale cambio sia stato effettivo e non solo sulla carta e, ancora una volta, i vigili danno più che altro importanza al campanello ed alla buca delle lettere (perché quello che conta più di tutto è la reperibilità dell'individuo).

Al contrario, almeno in passato era difficile ottenere, anche per un'italiano che abitasse stabilmente e legalmente all'estero, l'iscrizione all'Aire. Nel mio caso, pur essendo emigrato nell'estate del 1986, non fu che a metá del 1987, dopo essere andato a Torino ed aver sbattuto il codice del servizio di stato civile aperto alla pagina che conteneve l'articolo rilevante sulla scrivania della funzionaria che finalmente mi si iscrisse all'Aire. Nelle p.a. spesso non è solo una questione di legge, ma anche di mentalità. Ciò con tutti i vantaggi e gli svantaggi (spesso più svantaggi che vantaggi).


Laureato in ingegneria a Torino
Laureato in economia ad Hagen
Specialista in Diritto di cittadinanza
Sostenitore dei Diritti Umani
Critico delle religioni, già incaricato regionale dell' IBKA
Sostenitore della psicoanalisi
Attivista contro gli abusi della psichiatria
Lingue: DE, FR, IT, EN, SP, NL

Guido Baccoli

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Re: la residenza in Italia cosa comporta?
« Risposta #4 il: 01 Settembre 2012, 21:25:22 »
Non sono d'accordo ed evito di commentare punto per punto. Solo mi limito a dire che se il ladro non viene scoperto la fa franca (la tua buca delle lettere) o/e se ci si trova davanti ad un funzionario imbecille ed impreparato puó averne dei vantaggi o dei svantaggi, ma non vuol dire che si stia rispettando la legge, (vedi il tuo caso ed l'iscrizione all'AIRE), ma non é questo lo spirito del forum, bensí quello di indicare quali sono le leggi e come si applicano.

Cassazione civile, sez. I, 01/12/2011, n. 25726
Codice Civile (1942) art. 43
LS 24 dicembre 1954 n. 1228 art. 2 L.
LS 30 maggio 1989 n. 223 art. 3 D.P.R.
Imposte in genere - Domicilio fiscale - Residenza della persona - Art. 43 c.c. - Requisiti - Abituale e volontaria dimora in un determinato luogo - Indici rivelatori - Elementi oggettivo e soggettivo - Caratteristiche - Fattispecie

La residenza di una persona, secondo la previsione dell'art. 43 c.c., è determinata dall'abituale e volontaria dimora in un determinato luogo, che si caratterizza per l'elemento oggettivo della permanenza e per l'elemento soggettivo dell'intenzione di abitarvi stabilmente, rivelata dalle consuetudini di vita e dallo svolgimento delle normali relazioni sociali. (In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha confermato l'insussistenza degli elementi oggettivo e soggettivo per qualificare stabile ed abituale la permanenza nella dimora, desunti dal giudice di merito dalla mancanza di somministrazione dell'energia elettrica e dalla ripetuta assenza del ricorrente in occasione degli accessi dei vigili urbani).

Cassazione civile, sez. I, 01/12/2011, n. 25726

Codice Civile (1942) art. 43
LS 24 dicembre 1954 n. 1228 art. 2 comma 1 L.
LS 30 maggio 1989 n. 223 art. 3 comma 1 D.P.R.

Secondo la previsione dell'art. 43 c.c., la residenza di una persona è determinata dall'abituale e volontaria dimora in un determinato luogo, che si caratterizza per l'elemento oggettivo della permanenza e per l'elemento soggettivo dell'intenzione di abitarvi stabilmente, rivelata dalle consuetudini di vita e dallo svolgimento delle normali relazioni sociali. Ne consegue che i soggetti residenti, intendendosi per tali le persone aventi dimora abituale nel comune ex art. 3, comma 1, d.P.R. 223/1989, sono obbligate a richiedere l'iscrizione nell'anagrafe comunale a norma dell'art. 2, comma 1, l. 1228/1954.

Potrei fare un lungo discorso e discussione accademica per dimostrare che non hai ragioni fondate sulle norme e leggi (non importa ció che la PA é consueta fare, giusto per questo l'esistenza del forum, ma come Amedeo sa, purtroppo per ragioni di salute ultimamente non riesco nemmeno ad entrare giornalmente o settimanalmente, quindi preferisco e me ne scuserai, non spendere energie in questa discussione (tra l'altro molto pericolosa la tua interpretazione in quanto c'é di mezzo non solo un italiano, ma un coniuge straniero che deve ottenere la Carta di Soggiorno, spesso causa di diversi accessi alla residenza dichiarata e non trovando nessuno, anche se esiste la buca delle lettere, ...beh...fai tu) e dedicare invece quel poco di sforzo che posso fare, a rispondere ad altre inquietudini.

« Ultima modifica: 01 Settembre 2012, 21:30:44 da Guido Baccoli »
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Re: la residenza in Italia cosa comporta?
« Risposta #5 il: 02 Settembre 2012, 13:39:12 »
Cio che scrive Baccoli non contrasta per nulla con ciò che ho scritto io. Nelle sentenze menzionate non c'è una sola frase che contrasti con quello che io scrivo riguardo al rispetto delle leggi stesse.

Al limite, in tale sentenze, c'è solo una critica molto limitata e parziale di certe prassi lassiste della p.a., una critica che ovviamente condivido. Effettivamente, la p.a. vuole tenersi un margine di interpretazione su cui giocare per fare i proprii interessi senza permettere agli individui di fare delle assurdità abnormi alla napoletana come l'essere residente in un prato di campagna dove, a parte la buca delle lettere, non ci sono che erbacce e serpenti. Tutto il resto viene concesso o non concesso unicamente in base agli interessi economici dello stato.

Nella fattispeche, a me, nel 1987, serviva l'iscrizione all'Aire per potermi portare con me i miei soldi, che altrimenti non potevano essere esportati. Come sempre, se lo stato ci rimette economicamente, tutto va molto lentamente e le leggi vengono ignorate dai funzionari stessi che sono sempre zelosissimi (vecchia pratica nazi-fascista) di obbedire ai superiori anche quando danno ordini fuorilegge. Se invece lo stato ci guadagna, va tutto con una rapidità ed efficienza spaventose. E la residenza non è un'eccezione.

Parlando di giurisprudenza: il definire una dimora come centro dei propri interessi non comporta per nulla il dover restarci a tutti i costi 183 giorni all'anno. Nel caso, tanto per fare un esempio, ci si resta 150 giorni all'anno e gli altri giorni li si passa a vagare per il mondo senza dimora fissa nessun giudice di nessun paese del mondo negherà al soggetto la residenza stessa, solo per il puro gusto di far diventare la persona in questione un SDF (senza dimora fissa).

E a questo esempio c'è da aggiungere il caso del cittadino italiano che emigra in un altro paese e ci resta per degli anni senza mai ottenere la residenza ufficiale nel nuovo paese. In un tal caso, anche se il cittadino vuole iscriversi all'Aire perché sta tutto il tempo fuori Italia, nessuna p.a. italiana, né il consolato né l'anagrafe, gli concederà l'iscrizione all'Aire. Perché? Ma perché allo stato fa molto comodo poter considerare il cittadino fiscalmente imponibilie in Italia e potergli notificare qualsiasi porcheria gli salti in mente di farlgli pagare al suo indirizzo italiano anziché dover andarlo a cercare all'estero.

In ogni caso l'interesse dello stato (e qui tutti gli stati della UE sono esattamente della medesima opinione ed emettono sentenze e provvedimenti esattamente coerenti) che ogni cittadino abbia una residenza ha una prioritá molto più alta che non la pignoleria del tutto effimera di andare a controllare quanti giorni all'anno il soggetto dorme nella dimora di residenza. Questo già solo per il fatto che uno dei metodi più vecchi e più famosi per evitare (sottolineo: evitare legalmente, non evadere illegalmente) le imposte è quello del "perenne viaggiatore" senza residenza per il quale (in mancanza, ovviamente, di beni immobili, che vengono tassati nel paese in cui si trovano) nessuna amministrazione fiscale di nessun paese è competente, esiste una forte volontà politica di dare una residenza a tutti quelli che abbiano una relazione con un paese.

Per tutti gli stati del mondo è più conveniente registrare tutti, anche quelli che forse stanno sul territorio poco tempo, che non anche solo rischiare minimamente di permettere che ci siano persone che vagano in maniera completamente anonima sottraendosi così alla competenza delle amministrazioni fiscali e rendendo impossibilie la notifica di atti.

Alla fine, tutto gira solo intorno ai soldi ed alle pressioni politiche che derivano dagli interessi economici. Il fatto, per esempio, che solo il Principato di Monaco si da la pena di controllare la residenza effettiva per 183 giorni prima di dare il permesso di residenza, è dovuto unicamente alla pressione politica di praticamente tutti gli stati europei che perdono dei soldi per ogni cittadino che va ad abitare nel Principato sottraendosi così legalmente all'esosità fiscale di cui soffrono quasi tutti i paesi europei.

E la forma molto nebulosa nella quale sono formulate le sentenze che cita Baccoli non fanno che confermare che lo stato non vuole per nulla fissarsi su troppi parametri oggettivi, bensí vuole giudicare da caso in caso secondo gli interessi economici della nazione in relazione all'individuo in questione - in altre parole, porta l'individuo dei soldi, le leggi saranno interpretate in suo favore, costa un individuo dei soldi, le leggi verranno interpretate in senso diametralmente opposto.

E questa situazione è la stessa in tutti i paesi della UE, era già cosÌ nel medioevo e non ci sono motivi per pensare che cambierà nemmeno nel corso dei prossimi cent'anni.
« Ultima modifica: 02 Settembre 2012, 13:40:50 da maxytorino »
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Re: la residenza in Italia cosa comporta?
« Risposta #6 il: 02 Settembre 2012, 15:41:58 »
Trovo il tuo commento molto pericoloso, privo di fondamento legale e giuridico, che addirittura critichi soggettivamente e pericolosament,e in quanto la tua frase ed il senso del tuo intervento - in altre parole, porta l'individuo dei soldi, le leggi saranno interpretate in suo favore, costa un individuo dei soldi, le leggi verranno interpretate in senso diametralmente opposto. é passibile di denuncia per calunnia da parte della Magistratura.

Ti dimentichi inoltre che il marito della nostra utente é uno straniero e come tale, é soggetto ai famosi accessi, Se non avvisa come da me suggerito che sará fuori molto tempo per ragioni di lavoro e comunque la CDS non permette piú di sei mesi di assenza dal territorio italiano e fanno due accessi casualmente senza che le persone sia presenti, potrebbero negargli la CDS.

Concludo che a parte la salute ed il tempo, non sono disponibile a discutere con te soprattutto perché ritengo che non sia una discussione accademica, bensí una tua totalmente parzialistica e soggettiva critica alle leggi ed alla Magistratura, del quale sarai il responsabile per qualsiasi evenienza e conseguenza, anche e non solo, se l'utente ti da retta.

Mi spiace molto dover dire questo, ma non mi pare che stia rispettando lo spirito del forum, che come detto ha funzioni di insegnare e suggerire soluzioni legali, combattere gli abusi delle P.A. e non di consigliare senza fondamento come si potrebbe aggirare la legge (la tua Cassetta Postale). Ti saluto comunque con cordialitá e lascio ad Amedeo la valutazione degli interventi in questo topic.
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Re: la residenza in Italia cosa comporta?
« Risposta #7 il: 02 Settembre 2012, 19:29:34 »
Che Baccoli mi citi un solo caso concreto in cui la magistratura ha "incriminato" una persona per non aver dormito più di 183 giorni all'anno all'indirizzo al quale è iscritto anagraficamente!!! Il giorno in cui mi citerà anche solo un unico caso, allora forse comincerò a prendere un po seriamente ciò che scrive!!!

Per il resto, rigetto al 100% l'accusa tra le linee che io inciterei gli utenti a comportamenti illegali. Coi miei interventi non ho che spiegato come intendono e applicano la quasi totalità dei funzionari non solo italiani, ma della più parte dei paesi della UE, il concetto di residenza.

Mi permetto di far notare che mentre Baccoli probabilmente non ha che studiato la legge italiana e non parlerà che l'italiano e forse a fatica un paio di parole di spagnolo, io parlo sei lingue europee correntemente (tutte a livello tra C1 e C2) e conosco per esperienza diretta come viene intesa la residenza in pratica dai funzionari e ciò per esperienza diretta e per colloqui con ufficiali e cittadini per lo meno dei paesi seguenti, a parte l'Italia: Germania (di cui sono anche cittadino), Olanda, Spagna, Gran Bretagna e Francia.

Qui devo sottolineare che in generale tutti i paesi che conosco molto bene in cui esistono le anagrafi (Italia, Spagna, Germania e Olanda) hanno un concetto di residenza molto formale, cioè l'iscrizione conta più che non la presenza fisica. I paesi da me ben conosciuti che invece pongono l'accento sulla presenza fisica (Francia e Gran Bretagna) non hanno anagrafi del tutto.

Nel caso particolare della Germania, il paese che conosco forse meglio di tutti, gli ufficiali consolari non obiettano assolutamente nulla se un cittadino tedesco resta anagraficamente residente in Germania pur passando fisicamente tutto il tempo, per fare un esempio, alle isole Canarie, bensí si limitano a chiedere ai cittadini se sono iscritti ad una anagrafe tedesca o meno per sapere quale ufficio è competente (il consolato stesso o l'anagrafe della città in cui sono iscritti).

Cito, inoltre, un'altro esempio. Ci sono innumerevoli famiglie francesi il cui capofamiglia lavora in Svizzera. La famiglia, compreso il capofamiglia stesso, è, secondo la prassi francese, considerata residente in Francia per il fatto che hanno una abitazione in Francia, pagano elettricità e telefono in Francia e i bambini fanno la scuola in Francia. Il capofamigila, però, lavorando in Svizzera, è obbligato ad avere una abitazione in Svizzera e a dormirci quattro giorni alla settimana e per tale fatto è obbligato ad essere iscritto all'anagrefe svizzera. In tale caso, tali persone sono di fatto addirittura obbligate ad avere una doppia residenza.

Lo scopo del sito è certamente di combattere la non applicazione delle leggi da parte della p.a. nei casi in cui tale non applicazione provoca dei danni ai cittadini italiani e/o comunitari e/o extracomunitari ritardando o impedendo il loro godimento dei loro diritti fondamentali così come statuiti nella Convenzione Europea sui Diritti Umani e sulla Universal Declaration of Human Rights, in particolar modo il diritto di formare una famiglia ed il diritto di muoversi liberamente.

Se Baccoli ritiene che questo sito si debba trasformare in un sito di fondamentalismo giuridico di iperobbedienza preventiva nell'ambito della quale anche leggi e/o sentenze e/o pratiche delle p.a. che, eccezionalmente, si trovano agevolare i cittadini nel godimento dei loro Diritti Umani fondamentali (alla faccia di leggi nazionali che rappresentano un'oltraggio più o meno evidente agli stessi), debbano essere interpretate più strettamente che non il loro testo e l'applicazione corrente delle stesse da parte delle p.a. e ciò a detrimento delle libertà fondamentail dei cittadini (formare una famiglia e muoversi liberamente) allora il minimo che posso dire è che non sono d'accordo.

Se questo sito arrivasse al punto di mettersi contro i cittadini e contro i diritti fondamentali, darei le dimissioni come moderatore.

Sottolineo che, semmai qualcuno non fosse cosciente di tale fatto, né le leggi castranti e restrittive di immigrazione, né le procedure appositamente complicate inutilmente necessarie per celebrare matrimoni binazionali né lo strascicamento artificiale con scuse inventate dei procedimenti di naturalizzazione, sono compatibili né con la Universal Declaration of Human Rights né con la Convenzione Europea sui Diritti Umani.

Un vero rispetto dei Diritti Umani significa che ognuno può recarsi e lavorare, nel mondo intero, dove e quando gli pare e come e quando gli pare e può sposarsi con chi gli pare e piace e quando gli pare e piace. Da una tale applicazione dei Diritti Umani siamo lontanissimi, purtroppo.

Per chi lavora Baccoli? Per noi, che ci rallegriamo quando le cose vengono semplificate e la libertá di movimento e di formare una famiglia è incrementata? O per i plutocrati che hanno tutto l'interesse di mantenere un mondo in cui loro, detentori di grandi capitali, si arricchiscono sempre di più alle spese di miliardi di persone che vivono al minimo di sopravvivenza, e che hanno tutto l'interesse, invece, che le frontiere restino, in maniera da poter speculare, tra l'altro, sulle differenze di prezzi tra un paese e l'altro?
« Ultima modifica: 02 Settembre 2012, 20:00:43 da maxytorino »
Laureato in ingegneria a Torino
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Re: la residenza in Italia cosa comporta?
« Risposta #8 il: 03 Settembre 2012, 09:34:18 »
Grazie a entrambi per le informazioni e i differenti punti di vista che, al di là di tutto, arricchiscono il tema.



Re: la residenza in Italia cosa comporta?
« Risposta #9 il: 03 Settembre 2012, 15:51:05 »
Che Baccoli mi citi un solo caso concreto in cui la magistratura ha "incriminato" una persona per non aver dormito più di 183 giorni all'anno all'indirizzo al quale è iscritto anagraficamente!!! Il giorno in cui mi citerà anche solo un unico caso, allora forse comincerò a prendere un po seriamente ciò che scrive!!!

Per il resto, rigetto al 100% l'accusa tra le linee che io inciterei gli utenti a comportamenti illegali. Coi miei interventi non ho che spiegato come intendono e applicano la quasi totalità dei funzionari non solo italiani, ma della più parte dei paesi della UE, il concetto di residenza.

Mi permetto di far notare che mentre Baccoli probabilmente non ha che studiato la legge italiana e non parlerà che l'italiano e forse a fatica un paio di parole di spagnolo, io parlo sei lingue europee correntemente (tutte a livello tra C1 e C2) e conosco per esperienza diretta come viene intesa la residenza in pratica dai funzionari e ciò per esperienza diretta e per colloqui con ufficiali e cittadini per lo meno dei paesi seguenti, a parte l'Italia: Germania (di cui sono anche cittadino), Olanda, Spagna, Gran Bretagna e Francia.

Qui devo sottolineare che in generale tutti i paesi che conosco molto bene in cui esistono le anagrafi (Italia, Spagna, Germania e Olanda) hanno un concetto di residenza molto formale, cioè l'iscrizione conta più che non la presenza fisica. I paesi da me ben conosciuti che invece pongono l'accento sulla presenza fisica (Francia e Gran Bretagna) non hanno anagrafi del tutto.

Nel caso particolare della Germania, il paese che conosco forse meglio di tutti, gli ufficiali consolari non obiettano assolutamente nulla se un cittadino tedesco resta anagraficamente residente in Germania pur passando fisicamente tutto il tempo, per fare un esempio, alle isole Canarie, bensí si limitano a chiedere ai cittadini se sono iscritti ad una anagrafe tedesca o meno per sapere quale ufficio è competente (il consolato stesso o l'anagrafe della città in cui sono iscritti).

Cito, inoltre, un'altro esempio. Ci sono innumerevoli famiglie francesi il cui capofamiglia lavora in Svizzera. La famiglia, compreso il capofamiglia stesso, è, secondo la prassi francese, considerata residente in Francia per il fatto che hanno una abitazione in Francia, pagano elettricità e telefono in Francia e i bambini fanno la scuola in Francia. Il capofamigila, però, lavorando in Svizzera, è obbligato ad avere una abitazione in Svizzera e a dormirci quattro giorni alla settimana e per tale fatto è obbligato ad essere iscritto all'anagrefe svizzera. In tale caso, tali persone sono di fatto addirittura obbligate ad avere una doppia residenza.

Lo scopo del sito è certamente di combattere la non applicazione delle leggi da parte della p.a. nei casi in cui tale non applicazione provoca dei danni ai cittadini italiani e/o comunitari e/o extracomunitari ritardando o impedendo il loro godimento dei loro diritti fondamentali così come statuiti nella Convenzione Europea sui Diritti Umani e sulla Universal Declaration of Human Rights, in particolar modo il diritto di formare una famiglia ed il diritto di muoversi liberamente.

Se Baccoli ritiene che questo sito si debba trasformare in un sito di fondamentalismo giuridico di iperobbedienza preventiva nell'ambito della quale anche leggi e/o sentenze e/o pratiche delle p.a. che, eccezionalmente, si trovano agevolare i cittadini nel godimento dei loro Diritti Umani fondamentali (alla faccia di leggi nazionali che rappresentano un'oltraggio più o meno evidente agli stessi), debbano essere interpretate più strettamente che non il loro testo e l'applicazione corrente delle stesse da parte delle p.a. e ciò a detrimento delle libertà fondamentail dei cittadini (formare una famiglia e muoversi liberamente) allora il minimo che posso dire è che non sono d'accordo.

Se questo sito arrivasse al punto di mettersi contro i cittadini e contro i diritti fondamentali, darei le dimissioni come moderatore.

Sottolineo che, semmai qualcuno non fosse cosciente di tale fatto, né le leggi castranti e restrittive di immigrazione, né le procedure appositamente complicate inutilmente necessarie per celebrare matrimoni binazionali né lo strascicamento artificiale con scuse inventate dei procedimenti di naturalizzazione, sono compatibili né con la Universal Declaration of Human Rights né con la Convenzione Europea sui Diritti Umani.

Un vero rispetto dei Diritti Umani significa che ognuno può recarsi e lavorare, nel mondo intero, dove e quando gli pare e come e quando gli pare e può sposarsi con chi gli pare e piace e quando gli pare e piace. Da una tale applicazione dei Diritti Umani siamo lontanissimi, purtroppo.

Per chi lavora Baccoli? Per noi, che ci rallegriamo quando le cose vengono semplificate e la libertá di movimento e di formare una famiglia è incrementata? O per i plutocrati che hanno tutto l'interesse di mantenere un mondo in cui loro, detentori di grandi capitali, si arricchiscono sempre di più alle spese di miliardi di persone che vivono al minimo di sopravvivenza, e che hanno tutto l'interesse, invece, che le frontiere restino, in maniera da poter speculare, tra l'altro, sulle differenze di prezzi tra un paese e l'altro?

Maxy,scusa ma il tuo attacco a Guido Baccoli,mi sembra eccessivo...toni da  demolizione dell'avversario,in uno stile che ricorda il più bieco stalinismo,poi parlavi d'arroganza degli impiegati delle PA meridionali...Guido,a parte essere un grosso professionista, vive in Repubblica Dominicana da più di 10 anni ed è perfettamente bilingue.Altro punto,la tua accusa di lavorare per la plutocrazia è del tutto fuori luogo:Guido ha fatto delle battaglie contro le PA che tu nemmeno t'immagini,mettendosi in gioco in prima persona e rischiando pure molto.
Parlando di legge poi,nella UE,come dovresti sapere esiste una legislazione comune ed un altra che è propria di ogni stato membro...facendo un esempio banale,in UK non esiste la C.I. mentre da noi o in Francia sì...in Spagna si possono sposare i gay,da noi no...questo si applica anche alla residenza.Che poi in altri stati membri sia meglio che in Italia,è tutto un altro discorso...
Prima d'attaccare una persona in maniera arbitraria,dovresti cercare d'informarti meglio su quest'ultima appunto...
Saluti

Re: la residenza in Italia cosa comporta?
« Risposta #10 il: 04 Settembre 2012, 11:15:31 »
Senza dubbio io ho, quando difendo delle posizioni, una retorica molto combattiva. Invito la gente a non offendersi per la forma ma a guardare al contenuto.

A me non interessa per nulla "distruggere" una persona, perché in questo sito non c'è solo una unica cosa da distruggere: gli ostacoli al godimento dei Diritti Umani da parte di tutti i cittadini del mondo intero.

Chiunque suggerisca ad un utente di interpretare delle leggi o delle sentenze in maniera più restrittiva del necessario andando così in senso opposto al godimento dei Diritti Umani, non è certamente da distruggere come persona, ma solo ed unicamente i suoi suggerimenti che sono contro i Diritti Umani sono puntualmente da controbattere, da distruggere.

Anche Albert Einstein ha, dopo aver fatto un capolavoro con la Relatività, fatto un'asinata solenne con la Cosmologia. Einstein ha avuto la grandezza di spirito di ammetterlo, con le sue prprie parole: "Meine grösste Eselei".
Laureato in ingegneria a Torino
Laureato in economia ad Hagen
Specialista in Diritto di cittadinanza
Sostenitore dei Diritti Umani
Critico delle religioni, già incaricato regionale dell' IBKA
Sostenitore della psicoanalisi
Attivista contro gli abusi della psichiatria
Lingue: DE, FR, IT, EN, SP, NL

Guido Baccoli

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  • Consulente e disbrigo pratiche consolari Ambasciat
    • Italiani all'Estero e Stranieri in Italia
Re: la residenza in Italia cosa comporta?
« Risposta #11 il: 07 Settembre 2012, 18:31:06 »
Senza dubbio io ho, quando difendo delle posizioni, una retorica molto combattiva. Invito la gente a non offendersi per la forma ma a guardare al contenuto.

A me non interessa per nulla "distruggere" una persona, perché in questo sito non c'è solo una unica cosa da distruggere: gli ostacoli al godimento dei Diritti Umani da parte di tutti i cittadini del mondo intero.

Chiunque suggerisca ad un utente di interpretare delle leggi o delle sentenze in maniera più restrittiva del necessario andando così in senso opposto al godimento dei Diritti Umani, non è certamente da distruggere come persona, ma solo ed unicamente i suoi suggerimenti che sono contro i Diritti Umani sono puntualmente da controbattere, da distruggere.

Anche Albert Einstein ha, dopo aver fatto un capolavoro con la Relatività, fatto un'asinata solenne con la Cosmologia. Einstein ha avuto la grandezza di spirito di ammetterlo, con le sue prprie parole: "Meine grösste Eselei".
Andiamo molto male!!!
Se vogliamo sempre e comunque far valere solo i Diritti Umani, anche se non ha niente a che vedere (la doppia residenza e quindi il dono dell'ubiquitá), non ha piú senso il forum ed ancor peggio, non ha senso far conoscere, caso per caso, quali sono leggi e come interpretarle (secondo la Giurisprudenza e la Dottrina che a quanto pare per te é carta igienica), sono coinvolte nelle domande degli utenti....basterebbe rispondergli che sono contrari ai diritti umani, ma fammi il favore.!!!!!!

Inoltre mentre tu sei novellino in forum, io scrivo, lotto e combatto da 10 anni in svariati forum ed in generale in Internet ci sono piú di 8.000 interventi, incluso il vecchio tuttostranieri ed il mio, come in altri che ho dovuto abbandonare per mancanza di tempo, mettendo il mio nome e cognome, quindi mettendo in gioco la mia reputazione professionale e non intervenendo ed offendendo con un Nick.

Voglio proprio vedere se la coppia in questione avrá dei problemi, se con il tuo richiamo ai diritti umani, risolvono un problema da te creato per queste risposte.

Aggiungo; non ti permettere mai piú di rivolgerti alla mia persona e professionalitá in modi che tu definisci: '' una retorica molto combattiva'', mentre sono oltre che fuori luogo, solamente cafoni e maleducati. Il rispetto ai moderatori é dovuto per regolamento che tu sicuramente nemmeno ti sei letto (bastano i tuoi principi di diritto umano).

 Mi auguro che Amedeo prenda iniziative al riguardo del tuo comportamento nei miei confronti, che sono riconosciuto come uno dei migliori esperti professionali, in 6 materie, mentre che tu sia poliglotta, non ti fa certamente un professionista esperto. Se volessi, ti farei piombare addosso con una sola e-mail piú di 100, forse mille, persone tra utenti e miei clienti, che mi ringraziano ed ammirano da tanti anni e sono riconoscenti sia per il lavoro gratuito nei forum, sia il mio lavoro retribuito.

Non ho altro da aggiungere e mi dispace, ma non replicheró certamente ad eventuali altre offese cafone nei miei confronti o di chiunque altro, oltre al fatto che non correggeró gli strafalcioni delle tue risposte, che mettono in serio pericolo, in questo caso, un extracomunitario appena sposato con cittadina italiana e che rischia davvero di non vedersi approvata la CDS se non esiste una comunicazione ufficiale della cittadina italiana, di assenza piuttosto frequente per ragioni di lavoro.

Se vuoi condurre una battaglia che davvero ne vale la pena e che non sia cosí terribilmente ingiusta (seppure io la osservo in quanto legge), e che viola non solo le leggi, ma la nostra Costituzione e certamente i Diritti Umani, vedi di ottenere che gli italiani all'estero abbiano gli stessi diritti degli italiani residenti Italia e non che siano cittadini di serie B. Ancor peggio per coloro che si vedono costretti a pagare imposte all'Italia per avere nel territorio italiano, niente piú che un modesto appartamento, ma che non é piú considerato come prima casa. Per non parlare dei pensionati che ho difeso per tre anni con il Patronato ACLI, al fine che vivendo all'estero in una nazione non convenzionata, gli tolgano le ritenute per la salute ed i servizi gratuiti che solo per vivere all'estero, gli vengono negati lo stesso. Ossia pagano tasse di un servizio al quale non hanno piú diritto.

Fai la guerra con i Diritti Umani per i bimbi, uomini e donne, che muoiono di fame e non hanno un tetto dove ripararsi, ma non mettere piú il naso nelle mie risposte, cosí come altrettanto faró io quando sei tu a rispondere per primo, UTENTI AVVISATI!!!! Mezzo salvati.

Consulente legale e disbrigo pratiche consolari
 Santo Domingo Rep. Dominicana
e-mail: guidobaccoli@hotmail.com (Le domande devone essere pubblicate in forum. É vietato scrivere personalmente eccezion fatta, se si desidera una consulenza privata professionale retribuita)

Re: la residenza in Italia cosa comporta?
« Risposta #12 il: 08 Settembre 2012, 02:46:31 »
Signor Baccoli, ha fatto un capolavoro di autolode ed autopubblicitá per il proprio studio.

Inoltre, ha fatto un capolavoro di retorica mirata a sviare l'attenzione dall'argomento di questo specifico topic, argomento sul quale, con le mie asserzioni ed i miei esempi, ho ovviamente ragione, essendo basati su osservazioni di casi reali ed esistenti.

Siccome qui non si tratta di fare autolode, ma di discutere sul fatto specifico, ritorno al topic.

Caro Baccoli, se lei fosse un giurista serio e preparato, saprebbe che le leggi di diversi paesi possono "sovrapporsi" creando situazioni che sembrano illogiche (e magari viste dall'esterno lo possono a volte anche essere), ma che sono logiche sia dal punto di vista di un paese che da quelle dell'altro, proprio perché le leggi e le consuetudini di applicazione delle stesse sono diverse nei paesi in questione.

Ritornando molto semplicemente all'esempio che ho citato della famiglia francese che abita in Francia ma il cui capofamiglia lavora in Svizzera e dorme in Svizzera per 4 gionri su 7, il capofamiglia non è ubiquo, ma è, in conseguenza delle legislazioni, dei concetti giuridici differenti e delle consuetudini applicative differenti della Francia e della Svizzera, semplicemente - da un punto di vista puramente giuristico - considerato residente in ambo i paesi.

Non serve a nienta, caro Baccoli, che lei sbatta i piedi per terra come un bambino leso nella sua vanitá che grida "lo voglo lo voglio lo voglio", non serve quindi, nel suo caso, il dire "ho ragione ho ragione ho ragione ma guarda le centinaia di clienti che mi lodano per quanto sono bravo".

Anche se lei ha fatto centinaia di cose buone e giuste, su questo punto specifico lei si intestardisce in una visione ristretta, limitata dai paraocchi di una persona monocultura italiana, del concetto di residenza, una visione che non è, in ambito intarnazionnale, per nulla realistica, bensí solo castrante nei confronti di utenti che avrebbero delle possibilitá ma che non le sfruttano perchè si fanno inculcare paure infondate da lei.

Su questo punto, Baccoli, lei è quindi fuori strada.

Mi permetto anche di rammentare una circolare ministeriale (che gli utenti mi scusino, ma non ho il tempo di andarla a cercare su internet una seconda volta) che sosteneva che, nel caso di acquisizione della cittadinanza italiana per residenza in Italia nalla nascita fino ai 18 anni, si era deciso di tollerare assenze dall'Italia anche prolungate e persino "buchi" nella continuitá anagrafica se il soggetto mostrava un attaccamento continuo all'Italia. E si trattava persino di assenze di uno o due anni, non di pochi mesi.

Già solo tale circolare dà uno di tanti esempi su quanto flessibile sia giá anche solo lo stato italiano vis à vis delle assenze.

Se poi aggiungiamo le legislazioni e le abitudini delle p.a. di altri paesi, il numero di combinazioni che possono nascere è enorme, visto che ogni coppia di paesi è un caso a sé stante che può richiedere ore di ricerche per essere analizzato.

La "bottom line" è, comunque, che l'iscriversi all'anagrafe ad un indirizzo ove si ha una residenza esistente (criteri minimi sono un campanello, una buca delle lettere ed un letto per dormire) non è un reato in nessun paese che io conosca (e di paesi ne conosco tanti). Nemmeno è un reato (anzi, al contrario, è un dovere), per lo straniero di chiedere un permesso di soggiorno se intende stabilire una residenza. E nemmeno è un reato se poi della residenza e del permesso di soggiorno, per un motivo o per l'altro non se ne fa uso.

Ergo, respingo veementemente l'accusa che io darei consigli pericolosi.

Quindi, semmai, è lei, caro Baccoli, che mi sta oltraggiando in pubblico, e non io lei.

A prescindere da questo topic specifico: il resto del suo lavoro e della sua persona non intendo neanche minimamente andarne a parlare, perché prima dovrei conoscere lei personalmente ed il suo lavoro passato e presente.

Ammesso e non concesso che lei sia il genio che si autodichiara lei stesso di essere, potrei lodarla per tutto il resto, peró resterei sulla mia critica (ben fondata) della sua attitudine riguardo a questo topic specifico.

Per finire, devo dire che mi rallegro se lei ha aiutato tanta gente e spero che continui a farlo. Probabilmente, in molte cose lei avrá anche ragione, in questo punto assolutamente no.

Aggiungerei inoltre che certamente non mi lascio intimidare da lei con i suoi suggerimenti ad Amedo Intonti di escludermi dal forum. Di sicuro a lui dispiacerá il battibecco (che non giova all'immagine del forum) ma capirá molto bene che su questo punto specifico ho ragione. Inoltre, se anche dovesse mai succedere che mi si escluda da un forum per le mie asserzioni, ciò non cambierebbe una virgola a ciò che ho scritto. Per cambiare anche solo un pelo le mie asserzioni, mi si deve presentare un'argomentazione razionale e più fondata della mia.

Cordiali saluti
« Ultima modifica: 08 Settembre 2012, 02:50:57 da maxytorino »
Laureato in ingegneria a Torino
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Re: la residenza in Italia cosa comporta?
« Risposta #13 il: 08 Settembre 2012, 03:11:51 »
Buongiorno,

grazie mille per la risposta. Chiederemo la residenza e faremo presente che per il nostro lavoro trascorriamo lunghi periodo fuori e speriamo vada bene sia per la residenza che la carta di soggiorno!

Se riesce a ottenere la carta di soggiorno per venire in Italia basterà mostrare quella all'immigrazione? O serve il visto in ogni caso?

E se ottiene la residenza qui, può mantenere anche quella nelle Filippine? o l'una esclude l'altra?

Grazie ancora per le info :)


Entrando ancora una volta nell'ambito del problema specifico:

a) Non ritengo nemmeno necessario andare a raccontare che si è sovente assenti per motivi di lavoro per prendere la residenza e la carta di soggiorno. Anche se il 99% dei funzionari risponderebbe che sono fatti vostri privati che a lui non interessano, si potrebbe trovare qualcuno che (a torto) ha voglia di mettere i bastoni tra le ruote "interpretando" le leggi in maniera più restrittiva del'usuale o persino dell'ammissibile. Non date adito a discussioni. In ogni caso, mai e poi mai è un reato penale l'essere residenti in Italia ma starci per poco tempo all'anno. Al massimo, se a qualche p.a. interessasse proprio farlo e se avesse veramente gli estremi legali per farlo (cosa che dubito), vi potrebbe far dichiarare anagraficamente irreperibili e revocare il permesso di soggiorno. E non è detto che ci riescano, perché potete opporvi e di argomenti ce ne sono tanti. Alla fine è meglio avere il permesso con il rischio minimissimo che forse potrebbe essere revocato che non il non averlo del tutto. Avere un permesso e usarlo poco, non è un reato. Solo il non avere un permesso, può essere un reato. È palese.

b) Ogni coppia di paesi è un caso a se stante. Non conosco le Filippine, l'ordinamento giuridico né le abitudini della p.a. filippine. Nemmeno so che vantaggi e svantaggi ha l'avere una residenza nelle Filippine o il non averla. Non posso quindi giudicare né consigliare. L'unica cosa che so è che gli USA e le Filippine sono gli unici paesi al mondo che tassano i loro cittadini sul reddito mondiale anche quando sono residenti all'estero. Ammesso che sia ancora cosí (la mia informazione è giá vecchia di 20 anni) il rinunciare alla residenza nelle Filippine non esoneerebbe dagli obblighi fiscali nei confronti delle Filippine (a meno che non vi sia un contratto contro la doppia tassazione tra Italia e le Filippine, cosa che nemmeno so concretamente).

Spero di aver dato, quindi, limitandomi alle informazioni concrete e sicure che posseggo, delle indicazioni utili per la coppia binazionale in questione.
Laureato in ingegneria a Torino
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Amedeo

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Re: la residenza in Italia cosa comporta?
« Risposta #14 il: 08 Settembre 2012, 07:58:50 »
Che due moderatori discutano ferocemente le interpretazioni su un argomento, non fa che ribadire il carattere altamente "accademico" di Tuttostranieri.

L'argomento in questione, "la residenza", è particolarmente complesso per l'Italia, dato che i nostri non lungimiranti politici vi hanno nel tempo incollato aspetti di vario tipo, anche al di fuori delle interpretazioni della UE.

Detto questo, in ambito burocratico si manifestano casistiche strane, le più impensate.   Ribadirle non significa stravolgere le norme e, talvolta, può essere utile anche per l'utente.

Maxytorino non conosce Guido Baccoli e le sue battaglie condotte nel tempo e quindi devo invitarlo ad astenersi da commenti che possono apparire offensivi nei suoi confronti.

Concludo con il blocco di questa discussione prima che possa degenerare.

Un saluto,
Amedeo

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